Se sei un pessimo soggetto, oppure fai parte di un’organizzazione che mette insieme pessimi soggetti, allora non bloggare.
Chi non dovrebbe bloggare? Chiaramente chi al posto del dialogo ha sempre preferito il monologo, anche durante gli incontri faccia a faccia.
Fino ad ora i blog hanno funzionato molto bene per aziende e persone dotate di culture aperte e leali. Non penso che possano funzionare all’interno di ambienti culturali con atteggiamenti poco rispettosi per gli interessi del pubblico.
L’elenco di chi non blogga va oltre i casi di aziende corrotte e comprende anche quelle scadenti.
Le aziende meschine, con prodotti scadenti, che sdegnano e disprezzano i propri clienti non dovrebbero bloggare. A questa lista aggiungerei anche quelle aziende che maltrattano i propri dipendenti.
Queste società probabilmente, avrebbero difficoltà a tollerare una politica di apertura verso il blogging degli impiegati e forse fare conversazione non è neanche fra i loro obiettivi.
Non dovrebbero bloggare le aziende che intendono trasformare in vittime clienti e sostenitori, come le associazioni di beneficenza fraudolente, i consulenti finanziari che scappano dopo aver promesso esorbitanti interessi ai risparmiatori e i promotori delle catene di sant’Antonio e altri truffatori vari.
Ho il sospetto (anzi la certezza) che alcuni truffatori abbiano trovato il modo di incunearsi all’interno della blogosfera. La sfida per gli altri blogger è quella di restare vigili per poterli scacciare.
Alessandro Cosimetti





