Il lato umano della rete sociale e il fallimento delle aziende con i social media



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Siamo animali sociali che nel mondo on-line amplificano il proprio comportamento: vogliamo sapere cosa stanno dicendo i nostri amici o colleghi su un prodotto o un servizio, prima di andare sul sito web della società ed eseguire un nuovo ordine.

Perché la gente è alla ricerca di una presenza on-line?

Per molti la ragione è riconducibile a un’autoespressione, solitudine, curiosità intellettuale, creazione di reti e relazioni, narcisismo, intrattenimento, comunità, stimolo intellettuale, collaborazione, globalizzazione, interessi comuni, moderne esigenze di vita, voglia di sentirsi umani.

Potrei andare avanti ancora per molto.

A livello sociale le persone desiderano condividere. Se vuoi un esempio, dai un’occhiata a ciò che è accaduto sul Web dopo la morte di Michael Jackson.

Questo aspetto sociale dei media non è riconducibile soltanto a una serie di strumenti con cui incrementare semplicemente il proprio business.

Se vi siete approcciati ai social media come nuovi canali – quindi per avere una presenza sul mercato – avrete bisogno di un team. Permettetemi di dire quindi, ancora una volta, che tale attività non è lavoro per un’unica persona.

Anche gli obiettivi di una squadra, senza il sostegno di tutta l’organizzazione societaria, sono destinati a fallire.

La comunicazione sociale può aiutare in molti settori

  • il servizio clienti: la raccolta di informazioni e raccomandazioni in aggiunta al supporto in tempo reale (vedi il caso di Twitter e Atac)
  • la ricerca e l’analisi: monitoraggio delle nuove tendenze, la raccolta di feedback
  • piano marketing: idee che si tramutano in prodotti per un un mercato che li vuole
  • pubbliche relazioni: comunicare in modo efficiente con le parti interessate
  • sviluppo del prodotto: domande e risposte, trovando problemi da risolvere
  • l’innovazione: la collaborazione, l’ispirazione, l’influenza

Prima di dire che non fa per voi e prima di mantenere una cultura chiusa dove la condivisione non è possibile, dovreste incoraggiarla, con un qualificato ed esperto team di persone. Quest’ultime devono essere in grado di analizzare i problemi, risolverli, raccomandare, implementare, imparare e offrire il risultato di business desiderato con una comprovata prova del ritorno sull’investimento.

Tale ritorno sarà proporzionale con la capacità dell’azienda nell’allineare l’organizzazione sulla base del team di sviluppo.

Quindi, a seconda della vostra organizzazione dovrete affrontare delle sfide, guardando al marketing, ai comunicatori, agli addetti all’assistenza clienti, ai professionisti delle pubbliche relazioni. Bisogna capire le dinamiche sociali dei media adottati e come utilizzarli per le imprese.

Il “fai da te”: il primo ostacolo di un’impresa che vuole generare conversioni

C’è una grande differenza tra un uso corretto dei social media e il fatto di “appendere fuori” i profili e gli account con la speranza di generare conversioni.

Le aziende che vogliono imporsi sul Web – o quanto meno avere una degna presenza – dovrebbero godere del contributo nel loro team di un responsabile SEM che sappia conoscere – ma soprattutto – capire il marketing.

Si può essere ottimizzati sui motori di ricerca per i termini che si desidera, ma se il contenuto non ha alcun valore e se non viene analizzato e monitorato di continuo, otterrete un lotto di date, numeri, valori senza alcuna logica e utilità.

Non dimenticatevi del lato umano: i clienti sono persone e non semplici consumatori

Le imprese dovrebbero considerare il lato umano della rete sociale, nonché le dimensioni fisiche delle azioni della società. I social media hanno portato questa conversazione alla ribalta.

Siamo parte di un mondo che ha un senso, dove non dovremmo accettare l’alienazione accidentale imposta dalle grandi forze di mercato. Questo desiderio non è semplice nostalgia, ma la prova vivente di ciò che ci rende più umani.

Le aziende spesso si dimenticano del lato umano: sorvolano sui desideri e i bisogni per favorire i propri profitti, dando al cliente il ruolo di semplice consumatore.

Alessandro Cosimetti

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4 Responses to Il lato umano della rete sociale e il fallimento delle aziende con i social media
  1. roberto
    luglio 7, 2009 | 19:49

    sono d'accordo. Il lato umano sono le emozioni che muovono le persone a condividere essere parte di qualcosa e riconoscersi in un marchio o un azienda. Se si fa parte di qualcosa ci si sente meno soli si sa che in qualsiasi momento c'è qualcuno che sa capire e assecondare i tuoi bisogni. Questo tradotto per le aziende significa clientela fidelizzata,persone e non numeri a cui dare/proporre un prodotto che emozioni e soddisfi le sue richieste. Siamo animali sociali e la rete è il nostro amplificatore di emozioni

  2. Jose
    luglio 8, 2009 | 19:52

    Ottima analisi. Capire le evoluzioni sociali serve a capire l'economia e quindi a creare proposte di marketing avvincenti, ma, spesso, questo non accade neanche fuori dal web. Fino ad ora chi può permettersi un approccio conversazionale sono le grandi imprese che hanno un bel budget da spendere. Ma il grosso dovrebbero farlo le PMI. Tutto quello che hai scritto oltre a migliorare la relazione con il cliente può apportare benefici all'economia, alla società in generale e, volendo, anche all'ecologia (ma immaginare un'azienda che rende ecosostenibile un proprio prodotto in seguito alle richieste di un utente-consumatore è utopico :D ).

    • Alessandro Cosimetti
      luglio 8, 2009 | 20:55

      @Jose, in fondo è al consumatore che dobbiamo tornare, o sbaglio?

      La questione "ecosistema" in effetti è troppo complessa, perché è uno di quesi settori dove le aziende, se ben supportate, possono fregarsene dell'opinione del cliente (ahimè!).

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Chi sono

Dal 2000 mi occupo di marketing. Inizialmente presso una multinazionale di autonoleggio. In seguito mi sono avvicinato al Web. In particolare mi sono appassionato di corporate blogging. Gestisco un blog personale e il blog aziendale della GenesiSaw.






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