Costruire una forte comunità online, per certi versi, equivale ad avere una schiera di avvocati, pronti a difendere l’immagine aziendale in qualsiasi momento.
Stiamo parlando degli evangelisti, clienti che di loro spontanea volontà prendono le difese dell’azienda contro ogni tipo di attacco esterno.
Non posso fare a meno, di paragonare questo fenomeno, ai supporters delle squadre di calcio: nessuno li paga, eppure si fanno carico di spese per i biglietti dello stadio, per le trasferte, i gadget e soprattutto difendono a spada tratta la loro “fede”.
Dato che le imprese e le agenzie diventano sempre più esperte nel monitoraggio del tessuto sociale, è importante capire da dove giungono i vostri evangelisti.
Il fenomeno assume dimensioni maggiori quando a difendere l’azienda c’è un evangelista blogger:
1. Blogger commentatore del marchio. Potrebbe essere un post di ogni genere: agnostico, positivo, commenti critici, negativi. Naturalmente questa non è un’attività prettamente evangelica, ma spesso è il punto di partenza.
2. Blogger recensore di prodotti. Realizza articoli dove analizza le caratteristiche del prodotto, raccoglie impressioni e commenti da parte dei lettori. Offre una sorta di consulenza da “esterno”.
3. Blogger intervistatore. Realizza servizi associati a un tema, mediante interviste all’autore. Scopo principale è quello di creare un dialogo.
4. Blogger commentatore. Commenta direttamente il blog dell’azienda, forum, social media, video, Twitter.
5. Blogger collaboratore. Parliamo di una vera collaborazione tra le parti. Il blogger evangelista, contribuisce creando sul blog dell’azienda, contenuti per un post, video, immagini, testimoniando l’apprezzamento per un servizio o prodotto specifico.
6. Blogger moderatore. Questo può avvenire all’interno di un forum, una comunità sociale, bacheca del profilo pubblico di Facebook, o durante un evento on line.
7. Blogger partner dell’azienda. Pubblica un blog o sito web dedicato al brand aziendale. Sostiene l’organizzazione attraverso un modello di business, come la pubblicità o la sponsorizzazione.
Alessandro Cosimetti






quindi il blogger si fa portavoce della qualità e bontà dell’azienda. Non si rischia però di associare o addirittura sovrappore l’immagine aziendale con quella del blogger e perdere da parte del blogger l’indipendenza e l’obiettività. Da parte dell’azienda l’esclusività del marchio?
@roberto, tutto sta nell’equilibrio.
Esempio: Robert Scoble oppure Matt Cutts.