Quale sono gli sbagli più comuni sul blog aziendale?
E poi dicono ancora: i blog non sono un buon strumento di marketing. Il primo ostacolo dell’ascesa del vostro blog aziendale, sono proprio i tipici errori commesi dai blogger che lo tengono in cura.
È un peccato che tutta l’energia e l’efficacia di questo strumento, vada dispersa quando basterebbe poco per evitarlo.
Di errori se ne fanno molti e in questo post, voglio dedicare l’attenzione a quelli che compromettono notevolmente i risultati del vostro blog aziendale.
1. Usare il blog aziendale come se fosse una newsletter
Il blog viene utilizzato come una newsletter mensile, vale a dire che vi è esattamente un ingresso al mese. Quello che viene a mancare in questo caso sono:
- una comunicazione aperta e meno aziendalese.
- la possibilità di consolidare le relazioni con i lettori.
- rendere l’azienda più accessibile.
- il confronto con il cliente.
- relazionarsi con altri blogger del medesimo settore.
- un discreto posizionamento sui motori di ricerca.
2. Usare i post come se fossero delle email
Un’errore di questo tipo, porta spesso il blogger a presentare l’azienda come se fosse la prima volta che scrive. L’idea di sottolineare sempre le “qualità” della società spezzano il filo del discorso relativo all’argomento che in quel momento si sta affrontando. Per dire chi siete, dovreste usare una pagina statica, e usare i post per raccontare la “vita di tutti i giorni”.
3. Un blogroll molto corto, inesistente ed egocentrico
Il blogroll, in un certo senso è tra i primi strumenti di networking. Questa possibilità di interconnessione reciproca, deve essere rigorosamente mantenuta, soprattutto quando diamo al nostro lettore, la possibilità di approfondire argomenti correlati ai nostri, ma che non trattiamo in prima persona.
Nel corporate blog italiano, i blogroll sono inesistenti. Al massimo, le aziende linkano i siti del loro network ma mai quelli di altre (egocentrismo). In questo modo, gettate al vento una grossa opportunità per instaurare rapporti di stima reciproca e future collaborazioni.
Il blog di un’azienda che costruisce divani, può tranquillamente inserire nel proprio blogroll, i link di altrettanti blog di aziende che vendono cucine, tappeti, lampadari, infissi per finestre, etc.
Di solito un blog dovrebbe monitorare il traffico in entrata, e da questo accorgersi di ricevere un “attestato di stima” da un’altra azienda.
Alessandro Cosimetti




@Riccardo, il problema è confondere un post con una pagina di vendita. Quest’ultima è una conseguenza delle informazioni e delle relazioni create attaraverso il blogging aziendale.
Ciao Alessandro, perfettamente d'accordo. Gli errori delle aziende italiane sono dovuti soprattutto a una cultura di marketing e comunicazione molto lacunosa. Il confronto e la relazione si accettano solo se "assolutamente positivi": qualsiasi suggerimento o critica, anche la più costruttiva, vengono presi come un'offesa al buon nome dell'azienda. Spesso i post non contengono il nome di coloro che li scrivono ("è l'azienda che parla"), i commenti non vengono accettati ("ma questo qui come si permette di criticarci?"), i termini utilizzati sono supertecnici ("chi ci legge, sa sicuramente di cosa parliamo"): tutte esperienze personali dirette. Il blog, che ovviamente fallisce i suoi obiettivi (per colpe non sue), diventa un "cattivo strumento di marketing". Il colpevole è invece un "cattivo utilizzo del marketing". Le aziende sono ancora chiuse in loro stesse. I blogroll autoreferenziali stanno lì a dimostrarlo.
@Riccardo, il problema è che si rifiutano di capire. Avere un brand forte esternamente non implica sempre gli stessi risultati sul Web.
Le dinamiche sono differenti.
Finché la domanda che faranno sarà "E quante vendite mi assicura fare un blog?" mi sa che non ci sono molte speranze di cambiamento. Solo quando capiranno che il futuro è nelle relazioni, vedremo tanti blog aziendali fatti bene, con blogroll ampi e diversificati. Intanto, ci proviamo noi a farli bene.