La morte dei blog? Niente di più falso!
Da anni si parla del declino dei blog. Molti affermano come ormai stiano perdendo quel fascino e quella magia dei primi anni. Questo vociferare in passato fece ipotizzare la prematura morte dei corporate blog.
Personalmente non li ho mai ritenuti in pericolo, anzi li ho sempre considerati unici e assolutamente indipendenti dai social network. Questo blog, ne è una dimostrazione, soprattutto su un terreno non certo facile come il blogging aziendale.
La scorsa settimana, una piacevole conferma del mio pensiero, giunse da uno studio condotto da eMarketer e riportato su un loro recente articolo: The Continued Rise of Blogging.
La ricerca evidenzia come nell’ultimo anno si sia registrato un forte interesse verso i blog per oltre la metà degli utenti web. Nonostante la crescita dei social network (Facebook, Twitter, Friendfeed), i blog continuano ad assumere un ruolo di prestigio nell’informazione.
Si stima addirittura, come entro il 2014 più di 150 milioni di americani (60% della popolazione di Internet negli Stati Uniti) diventeranno dei lettori di blog.

Uno dei motivi dell’aumento dei lettori è che i blog ormai fanno parte a pieno titolo del panorama dei media online.
Entro quest’anno, poco meno del 12% della popolazione online verrà aggiornata attraverso un blog, mentre entro il 2014, salirà del 13,3%.

Ci sono diversi fattori che favoriscono la crescita del blogging, tra cui la facilità d’utilizzo delle piattaforme mentre Twitter e Facebook danno ai consumatori un modo alternativo e meno impegnativo di comunicare i propri pensieri al mondo.
Come riporta Massimo Mantellini nel suo articolo La seconda era del blog, la tendenza verso il blogging presentata da eMarketer, non solo evidenzia la capacità dei blog di comunicare e influenzare il panorama informativo, ma indica anche una crescita del numero delle persone che scrivono un blog.
Altro recente elogio ai blog, è quello di Luisa Carrada con il post Il giardino dei blog. La nota copywriter non è certo un “animale sociale”, in quanto mai attratta dall’uso smodato dei social network. Esaustiva la sua frase: “Sto bene a casa mia (il sito), nella sua dependance (il blog) e anche in due piccoli padiglioni decentrati (Anobii e Twitter).”
Un concetto che somiglia molto a un esempio che feci tempo fa, quando paragonai il mio blog personale al mio appartamento e i social network a un pub.
Cosa significa questo in ambito aziendale?
Sicuramente le imprese che si ostinavano a stare fuori dalla blogosfera, ora dovranno riguardare i loro piani e rammaricarsi degli anni persi (ve lo avevo detto!). In secondo luogo, dovranno cominciare a monitorare il crescente vociferare dei consumatori che scelgono di aprire un blog per decretare o meno il successo di un’azienda.
Questo ultimo aspetto è troppo importante, e come dico da due anni ormai, non deve essere sottovalutato. Eppure di esempi di aziende sputtanate sulla blogosfera ce ne sono davvero tante (prendete come esempio la figuraccia fatta dalla Ryanair).
A questo punto, mi verrebbe da chiedere se la scelta di chiudere il blog aziendale della Ducati, sia stata affrettata.
Conclusione
I dati esposti da eMarketer, sono chiari e tangibili. Insomma un ennesimo campanello di allarme per le aziende che ancora vivono nell’anonimato o che si limitano a curare la propria presenza online attraverso un sito statico o una misera paginetta su Facebook.




La mia esperienza mi dice che il tempo continuerà a dare ragione al blog. Lo definirei l’interfaccia umana di un’azienda: l’utenza del web sembra adorare quegli spazi in cui poter mettersi in contatto con qualcuno e non interrogare un pc, una schermata asettica di indicazioni.
Ama interagire, suffragare e confutare opinioni e consigli.
Nel mio settore, per esempio, molto spesso mi trovo a confrontarmi con siti web di concorrenti troppo, troppo asettici indicativi di informazioni estremamente sommarie ma tanto prolisse nel girare le parole e chiedere all’utente immediatamente di aprire il portafoglio!
Il consumatore moderno ha bisogno di essere coccolato, di esser posto di fronte all’evidenza della garanzia di qualità del prodotto. Un dare avere che, a mio modesto avviso, non può più legarsi solo alla certezza del brand. Nemmeno la garanzia di un brand forte, nei caso anche famosi che conosciamo, è certezza d’affari. E’ l’epoca dell’antico modo di fare da pesino rurale o provincia: quel saper tenere i clienti, prendendo confidenza con loro, farli sentire parte della nostra attività!
@Raffaele, con questa frase hai racchiuso l’essenza del blog aziendale: “Il consumatore moderno ha bisogno di essere coccolato, di esser posto di fronte all’evidenza della garanzia di qualità del prodotto. ” Non aggiungo altro!