Secondo il Financial Times i blog aziendali e i social media sono una bufala colossale

Lucy Kellaway: I social media e i blog? Solo perdite di tempo!

Ieri sera mi è capitato di leggere un articolo davvero bizzarro: La bufala dei blog e social network aziendali. Financial Times attacca.

Il principale giornale economico finanziario del Regno Unito, definisce i blog aziendali e i social media delle perdite di tempo, perché – secondo loro – nessuno li legge. Addirittura sperano che questa “follia” non duri ancora per molto.

La discussione nasce in risposta alla lettera ricevuta da parte di un dipendente di una grande azienda tecnologica, che si lamenta di come i suoi responsabili gli abbiano imposto di studiare nuove strategie di business utilizzando blog e social media.

Lucy Kellaway del Financial Time, gli risponde con un secco «Tutto questo è diventato il principale sistema dei manager per sprecare tempo» ribadendo come – secondo lei – molte aziende bloggino per pura vanità e che utilizzino i social media in quanto timorosi di essere considerati “vecchi”.

Riporto di seguito altre osservazioni della Kellaway con altrettanti miei punti di vista sul blogging aziendale:

Kellaway: «Nella maggior parte dei casi i blog aziendali non vengono letti da nessuno: basta guardare in fondo alla pagina e leggere “commenti”: zero.»

Alessandro: Trovo sia un’analisi alquanto superficiale questa per decretare il ROI di un blog aziendale (meglio sarebbe dire ROB). Come fanno a dire con assoluta certezza che i blog di una società non vengono letti? Conoscono le statistiche di tutti quelli presenti nella blogosfera? Inoltre, trovo davvero assurdo comparare la qualità di un blog con il numero dei commenti.

Con tutti gli strumenti a disposizione con cui possiamo mostrare apprezzamento per un post (vedi i numeri del Like Button di Facebook), i commenti diventano una prerogativa dei lettori che vogliono comunicare o domandare qualcosa all’azienda. Chi non commenta può tranquillamente cliccare sul pulsante “mi piace” e diffondere l’articolo sulla propria bacheca di Facebook.

Kellaway: «Oppure trovare uno o due commenti di ruffiani sullo stile bellissimo post, seguito da una faccina sorridente (gli smiley).»

Alessandro: I commenti ruffiani andavano di “moda” qualche anno fa, ora quelli che troviamo sono più che altro dei futili tentativi per alimentare la link popularity del proprio blog. Si cercano i post più visibili su Google per una certa parola chiave e – non avendo altro di meglio da scrivere (spesso per mancanza di fantasia) – si preferisce commentare con un secco “complimenti per l’articolo!”

Kellaway: «In realtà nelle società ci sono poche persone che sono per talento portate ai blog.»

Alessandro: Questo non è del tutto vero. Si, ci sono persone più propense a comunicare e bravi nello scrivere ma molti non potranno mai considerarsi dei blogger fintanto non avranno pubblicato almeno un post. Conosco molte persone a cui ho trasmesso la passione per il blogging e che da lettori voraci sono diventati dei blogger prolifici. Quindi, mai dire mai!

Kellaway: «Tuttavia il consiglio al malcapitato dirigente è quello di abbandonarsi alla deriva fino a quando dura.»

Alessandro: Su questo potrei essere in parte d’accordo. Infatti, non delegherei mai totalmente la promozione di un’azienda a Facebook o Twitter perché non sono completamente di nostra gestione (vedi il recente caso della chiusura del blog di Ducati). Diversamente un blog (possibilmente caricato su uno spazio web di proprietà) è totalmente gestibile. Quindi, ora non venitemi a dire che i siti sono migliori, perché con i nuovi temi grafici, i blog assumono le sembianze di un vero e proprio portale. Mi dispiace per voi, ma non avete scuse!

Kellaway: «Ma almeno ci sono dei trucchi: non si è costretti a passarci le ore. Basta postare spesso la prima cosa che passa per la testa.»

Alessandro: Beh, se questa è una strategia, non mi stupisco dei fallimenti in azienda con i social media. La qualità dei contenuti è diventata una priorità anche su Facebook e Twitter. Scrivere scemenze non alimenterà mai il senso di appartenenza ne tanto meno renderà un cliente un evangelista.

Voi cosa ne pensate delle opinioni di Lucy Kellaway sul blogging aziendale e l’uso dei social media nelle imprese?

Per caso hai già letto gli articoli qui di seguito?





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Chi sono

Dal 2000 mi occupo di marketing. Inizialmente presso una multinazionale di autonoleggio. In seguito mi sono avvicinato al Web. In particolare mi sono appassionato di corporate blogging. Gestisco un blog personale e il blog aziendale della GenesiSaw.






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