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Come evitare la pericolosissima “sindrome del blog aziendale dimenticato”
I lettori si ricordano del vostro blog aziendale?

E’ difficile per un blog aziendale diventare meta abituale di un lettore. I corporate blog solitamente si occupano di pubblicazioni commerciali e in secondo luogo di vita professionale. Dunque, è scontato che un blog aziendale abbia un piano per mantenere elevato il proprio profilo al fine di assicurarsi il ritorno dei visitatori.
Come si fa a curare la “sindrome del blog dimenticato” e ricordare ai lettori di verificare regolarmente i contenuti? Ecco quattro consigli per iniziare:
1. E’ tutta una questione di status
L’uso regolare di Facebook e Twitter permette di coinvolgere il target di riferimento attraverso gli aggiornamenti di stato contenenti link verso il blog aziendale. E’ normale come molte persone non possano ricordarsi di visitare il blog ogni giorno, ma una buona parte di loro possono ricevere tempestivamente lo stato di aggiornamento mediante i social media.
2. Non dimenticatevi delle pubbliche relazioni
Fate leva sulle pubbliche relazioni: i rapporti con gli altri blogger e l’interazione organica. Cercate di ottenere citazioni da altri blog. Le pubblicazioni e i blog commerciali sono particolarmente utili a questo scopo.
3. La gente ama chiacchierare
Anche online, il passaparola resta un potente mezzo per generare interesse ed entusiasmo. I vostri dipendenti devono ricordarsi dei clienti consolidati, dei potenziali clienti e i partner citandoli sul blog aziendale. Inoltre fate riferimento anche ai pranzi, alle riunioni e alle conferenze. Non smettete mai di “vendere” il vostro blog aziendale!
4. Fate leva sulle tendenze
Se un problema si sta facendo strada nel mercato, le probabilità che i lettori cerchino di capire come risolverlo, sono molto alte. Quindi, elaborate gli aggiornamenti di stato e articoli che conducano a questo risultato. Rendete il vostro blog portavoce di una nuova tendenza.
Conclusione
L’obiettivo di questi sforzi non è solo quello di curare coloro che soffrono della “sindrome del blog dimenticato”, ma renderli dei lettori abituali del vostro blog aziendale ogni giorno. Utilizzare le tattiche sopra citate per convertire un lettore occasionale in un visitatore regolare e un frequentatore abituale in un evangelista difensore dell’azienda.
P.s. Questo post trae spunto da 4 Ways Corporate Bloggers Can Lure Readers Back.
Il cliente sul web NON ha sempre ragione
Tutti noi abbiamo sentito almeno una volta pronunciare la frase «Il cliente ha sempre ragione». Qualunque sia la circostanza, questo modo di dire merita un ripensamento. Viviamo una fase in cui il consumismo sfrenato, la vendita al dettaglio, i mezzi di comunicazione sociale e il marketing si sono evoluti come non mai.
Ora considerate questo punto. Il vostro cliente ha sempre ragione anche quando invade la blogosfera o le reti sociali con le sue esperienze con i prodotti o servizi che commercializzate?
Che cosa accadrebbe se il suo tweet contenesse solo bugie? Se il suo blog raccontasse un mucchio di fregnacce sul vostro brand? Se la sua pagina su Facebook fosse piena di commenti di approvazione sui suoi giudizi negativi verso la vostra azienda?
Il mio cliente su eBay non aveva affatto ragione
Qualche anno fa su eBay avevo un negozio con cui vendevo oggetti di terzi mediante drop shipping. Avevo creato un piccolo bazar online. Un giorno misi in vendita un mappamondo magnetico, di quelli che ruotano restando sospesi nel vuoto. La cliente una volta ricevuto l’oggetto mi contattò in quanto non capiva il suo funzionamento. Tramite email le spiegai cosa doveva fare.
Dopo un paio di giorni mi ritrovai un feedback neutro (l’unico in tutta la mia attività su eBay).
Le scrissi chiedendole come mai avesse espresso un giudizio neutro (un misto tra l’insoddisfazione e la rassegnazione). Mi disse che non capendone il funzionamento, l’oggetto non era di suo gradimento.
Rimasi sorpreso di questo suo giudizio per una serie di motivi: le avevo dato supporto sin dall’inizio, mi ero impegnato ad aiutarla anche in futuro, tutti gli oggetti che vendevo presentavano la garanzia “soddisfatti o rimborsati” (presente in bella mostra sulla pagina di vendita).
In pratica la cliente poteva tranquillamente ricevere un rimborso, non solo sull’oggetto, ma anche sulle spese di spedizione.
Nel Web 2.0 non serve assumersi colpe che non abbiamo
In questa epoca in cui i brand hanno la possibilità di conversare con il proprio pubblico, la migliore risposta a un cliente deluso o arrabbiato non è più automaticamente «Mea culpa!».
A volte la risposta più sensata potrebbe essere: «Parliamone» o addirittura «Ecco la nostra versione sui fatti».
Il cliente non ha sempre ragione
E’ praticamente impossibile poiché nessun essere umano è perfetto.
Nella Rete dove tutto si amplifica e viaggia senza limiti da un capo all’altro del globo, non possiamo restare in silenzio. Il mutismo rafforzerà soltanto le accuse che l’azienda riceve, come se si vergognasse di ammettere i proprio errori.
Quando un cliente sbaglia, chi glielo farà presente? Chi lo aiuterà a copire il suo errore?
Il cliente non ha sempre ragione. Semplicemente merita di essere ascoltato e accolto in una conversazione con rispetto e disponibilità. Ricordate quando il Web accusò Google di inquinare l’ambiente?
Cosa ne pensate? Il cliente ha sempre ragione? Non importa la circostanza?




